GABRIELLA GANUGI – Un’anima “visionaria”
Gabriella Ganugi, Florence University of Arts – The American University of Florence FUA – AUF, architetto, scrittrice, manager e l’arte della cucina Firenze –...
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Gabriella Ganugi, Florence University of Arts – The American University of Florence FUA – AUF, architetto, scrittrice, manager e l’arte della cucina
Firenze – Passeggiando per Via Ricasoli, tra la Galleria dell’Accademia da un lato e la Cupola del Brunelleschi dall’altro, al numero 21 il grande portone di un palazzo storico, Villani Stiozzi Ridolfi, calamita l’attenzione dei passanti, italiani e stranieri.
È un portone che si apre su uno spazioso giardino interno, detto il Cafaggio del Vescovo, pieno di tavolini, e su un elegante ed intimo Caffè&Bistrot, con golosa pasticceria. La gente si ferma e guarda, perché non sembra un Caffè, ma lo è, non sembra una pasticceria, ma lo è!
In effetti questa è l’entrata della Florence University of Arts ( FUA – AUF )The American University of Florence, fondata e presieduta da Gabriella Ganugi, architetto fiorentino – di nascita e di formazione -, ma anche imprenditrice, scrittrice e cuoca, che da oltre venti anni si dedica all’istruzione internazionale, che porta al suo FUA – AUF, in collaborazione con oltre cento università straniere, circa quattromila studenti l’anno, provenienti da tutto il mondo, con un’offerta di circa quattrocento corsi, nei quali è l’esperienza sul campo il metodo di apprendimento.
Con Gabriella ci siamo date un appuntamento lì nel suo storico giardino di agrumi e di erbe aromatiche, passato di famiglia in famiglia nei secoli, senza mai essere stato aperto alla comunità dal 1200 a oggi, e che attualmente ospita la Fondazione Palazzi no-profit. Ci incontriamo per parlare di lei e del suo lavoro, di questo suo progetto che è una realtà importante, internazionale, nella vita culturale, didattica, formativa e lavorativa della città.
La Fondazione raccoglie fondi per borse di studio per corsi annuali, biennali e quadriennali, in collaborazione col FUA – AUF.
È così che sono nati “Fedora School Pastry Shop”, laboratorio didattico creativo di pasticceria, di “Apicius International School of Hospitality”, fondata nel 1997, il suo primo sogno, la prima Scuola Internazionale di Arte Culinaria e Ospitalità, col suo ristorante “Ganzo”; “Sorgiva SPA e Wellness Lab”, laboratorio didattico creativo di wellness, con una sorta di piccolo albergo scuola ( Dimora Guest Apartments ); il Digital Imagining and Visual Arts ( Diva ); i Corsi di Interior Design ( Ideas ); i Corsi di Business ( Isb ); di Giornalismo, Comunicazione e Editoria ( J School ); la Scuola di Moda col negozio ( FLY, Fashion Loves You ); le Conversazioni in giardino, incontri sul tema della sostenibilità e dell’ambiente, benessere, salute e alimentazione.
Tutto questo è aperto alla comunità e gestito dagli studenti.
Queste entità non sono commerciali ma no profit e servono per imparare facendo.
Gabriella ha il passo svelto di chi molto fa, di chi non vuol perder tempo, ma realizzare, e ha la capacità di mettere insieme azione e pensiero, di saper vedere oltre, è una “visionaria” nel senso più bello del termine, di saper inquadrare persone e situazioni velocemente.
Scrive nel suo libro – uno dei diciassette che ha pubblicato – “La bambina che contava le formiche”1, nel quale racconta come ha iniziato a raccogliere le ricette della mamma, della nonna e le sue, e che hanno segnato le fasi della sua vita: “Gabriella pensa che la vita sia fatta di odori e sapori…Ama le serre, i giardini d’inverno e la luce di ottobre. Pensa che lo champagne sia una delle più grandi invenzioni della storia”. E ancora : “…L’olfatto particolarmente sviluppato era stato un segno premonitore che avevo evidentemente ignorato per anni e usato impropriamente per memorizzare luoghi, atmosfere…Posso non ricordare il colore degli occhi di una persona, ma ho sempre ben preciso in mente l’odore del suo corpo, del suo alito”.
E ancora: “…Io cucino, so fare da mangiare, colleziono ricette, cucino per tutti. Io voglio creare una scuola di cucina, lo voglio con tutta me stessa, voglio insegnare la cucina italiana a questi ragazzi che vengono a Firenze perché ci amano, perché sono affascinati dalla nostra cultura, il nostro paese. Voglio insegnare loro quanto l’odore del castagnaccio e della ribollita che fuma in tavola siano parte di noi, della nostra vita, di quello che siamo oggi. Noi siamo la storia, ma possiamo costruire una storia migliore, aprendo le porte e condividendo la nostra conoscenza e i nostri valori”.
Ed è diventata imprenditrice solo ed esclusivamente con le sue forze, di chi le ha voluto bene e creduto in lei, dividendosi tra Firenze e New York, l’Italia e l’America, l’America che ama e dove ha lavorato come manager. Ma è stata durissima. D’altra parte la fortuna aiuta gli audaci, e lei lo è!
Lei dice: “ Le idee indugiano nella mia testa a lungo, prima di prendere forma… sento l’idea che clicca, l’idea che si trasforma. Manipolo un pensiero e lo porto lontano, lo trasformo. Poi diventa reale… Ogni volta che varco la soglia delle mie scuole, ho i brividi alla schiena. Stento ancora adesso a cedere che tutto questo sia successo, che questo microcosmo di persone e studenti sia il mio lavoro, la mia fatica di donna, la mia storia”.
Faccio a Gabriella una domanda che ho posto a vari chef, sia donne che uomini:
— Il modo di cucinare di una donna è diverso da quello di un uomo?
“Assolutamente no, – mi risponde con certezza – è esattamente lo stesso!”
Particolare che noto subito, perché ognuno di loro ha risposto cose diverse.
Ma ognuno di loro ha posto avanti a tutto l’importanza dei profumi, dell’olfatto, del ricordo dell’odore dei cibi, quel profumo, quel piatto, o un ricordo specifico legato ad essi.
D’altra parte il rinencefalo è la parte più antica, più primitiva del nostro cervello, dalla quale si svilupparono i centri emozionali. Ed ecco che salta fuori la mia “anima” di psicologa ancora una volta… deformazione professionale!
“Guardate, annusate, ascoltate, toccate, assaporate. Non bisogna smettere mai di studiare e imparare. Io sono in continua crescita personale. E attraverso la creazione rinnovo me stessa”, dice.
Un’ora insieme, trascorsa velocissima, poi ci salutiamo all’entrata del suo giardino.
Riparte scattante Gabriella, presa da impegni, a passo lesto.
Donna speciale, animo giovane, cuore antico, intelligenza acuta.
E io a rimettere insieme i pensieri per questa intervista, percorrendo a ritroso Via Ricasoli.
[1] Gabriella Ganugi, “La bambina che contava le formiche”, Meditazioni in cucina, Ingorda per Florence Campus Editore ( 2019 ) ⇑